Fumo di Moxa: nuovi metodi di sanificazione?

La moxibustione è una tecnica terapeutica cinese molto antica, tanto che si ritiene fosse in uso addirittura prima della sistematizzazione delle teorie dell’agopuntura.

Si basa sul riscaldamento di punti e aree specifiche del corpo e spessissimo è stata usata come strumento di prevenzione nel corso di epidemie.

Per questo scopo erano “moxati” di frequente uno o due agopunti particolari: lo Zusanli (36 ST) e lo XuanZhong (39GB).

In Occidente uno degli aspetti più “fastidiosi” di questo metodo è stato per molto tempo il fumo: la pianta di artemisia infatti, quando brucia produce un fumo denso dalle caratteristiche aromatiche impregnanti che rimane per molto tempo su vestiti, arredi e pareti.

Si è molto studiato la sua eventuale tossicità, non rilevando però alcun possibile effetto collaterale.

La cosa curiosa anzi è che le ricerche di ultima generazione sulla Moxibustione, non solo non la reputano dannosa, ma ne hanno riscoperto le proprietà antisettiche e sanificanti.

Infatti nell’antichità, si riteneva che l’Àiyè (Folium Artemisiae Argyi) grazie alla sua natura pungente e calda ed il suo odore aromatico, agisse sul rafforzamento del corpo prevenendo le malattie e rimuovendo vari disturbi mediante la fumigazione.

Era quindi usatissima come prevenzione delle epidemie, come si legge nel Zhouhòu Bèijí Fang ( Emergency Formulas to Keep Up One’s Sleeve ) dove è riportato l’uso dei coni di moxa, uno a ciascun angolo del letto del paziente, come sterilizzatore naturale.

La ricerca nella letteratura medica odierna riporta che l’olio essenziale prodotto bruciando l’artemisia è composto principalmente da eucaliptolo, borneolo, 4-terpene alcol, ecc., che agisce come sterilizzante, anti-infiammatorio e anti-virale, sopprimendo la tosse, alleviando l’asma e rafforzando l’immunità.

Nella pratica clinica viene inoltre dimostrato come il fumo di moxa ottenga lo stesso effetto o addirittura migliore rispetto alla disinfezione dell’aria e alla disinfezione ultravioletta, senza essere influenzato nè dalla temperatura nè dall’umidità.

Questo è quello che riporta un interessante studio cinese che suggerisce, tra le conclusioni, di approfondire le ricerche sulle tecniche di moxibustione e sul loro utilizzo nella battaglia contro la pandemia del COVID-19. Questa è infatti una tipologia di terapia molto importante nella Medicina Cinese, caratterizzata da un funzionamento semplice e un basso costo. Si auspica quindi che venga promossa nell’ambito di prevenzione dalla trasmissione del virus, specialmente negli ospedali di cure primarie, nelle famiglie e nei luoghi pubblici.

Si riscopre quindi oggi, in periodo di epidemia, la moxibustione e la sua azione sanificante degli ambienti e non solo….!

Chissà se questo la farà considerare in modo diverso dall’ Occidente?

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