La prevenzione questa sconosciuta…

A cura di M.Rosa Speronello

In questo periodo di Covid e di possibile ripresa della pandemia, siamo tutti in ansia, e stiamo pensando a cosa poter fare per prevenire o arginare questa malattia.

Quando parliamo di prevenzione sappiamo di cosa stiamo parlando?

In realtà questo è un termine di cui si abusa e si è abusato molto. Ovunque si parla di prevenzione e sembra quasi che non si faccia altro che lavorare per prevenire catastrofi, code in autostrada per le vacanze e malattie.

Cosa vuol dire prevenzione?

Per iniziare abbiamo bisogno di partire dal significato delle parole:

il vocabolario della lingua italiana recita:

Prevenzione: atto, effetto del prevenire, provvedimento con cui ci si premunisce contro eventuali danni

Dal latino praeventio–onis che significa il giungere prima.

Quindi possiamo dire che essa è l’insieme di azioni finalizzate ad impedire o ridurre il verificarsi di eventi non desiderati.

Si crea quindi la sezione della:

medicina preventiva in contrapposizione alla medicina curativa la prima avendo per oggetto i sani nei quali si vuole evitare la malattia, la seconda avendo per oggetto i malati nei quali si vuole ottenere la guarigione

Altra parola utilizzata è profilassi una parola di origine greca che letteralmente corrisponde a “stare agli avamposti” e che significa prevenzione.

Come è stata fatta Prevenzione fin’ora?

Prendiamo ad esempio la prevenzione per le malattie cardiovascolari.

Per ottenere dei risultati è importante fare campagna contro i fattori di rischio come:

  1. Cattive abitudini di vita:
  • alimentazione scorretta
  • abuso di fumo, alcool, caffè ed altri eccitanti

2. Vita stressante: ritmi di lavoro, competitività, alterazioni del sonno, non adeguato riposo

3.Mancanza di movimento

In concreto quali azioni sono state intraprese per lavorare su questi problemi?

  • il fumo (scritte sul pacchetto di sigarette),
  • l’alcool (se ne parla, ma non troppo),
  • il colesterolo (abbassando i valori soglia negli esami di laboratorio),
  • l’obesità e l’iperglicemia (cibi dietetici e senza zucchero)
  • mancanza di movimento (uso delle palestre nell’intervallo del pasto)

Si sarebbe potuto fare di meglio? Assolutamente si.

Ricordo che in un paese del Friuli per fare campagna contro l’aumento del colesterolo si è lavorato insegnando nelle scuole e nelle famiglie una alimentazione corretta, lavorando nelle mense e nei ristoranti per cibi conditi in modo non eccessivo e affinché si usassero prodotti più sani. I risultati erano stati molto lusinghieri, ma di questo esempio non si parla mai.

Quindi, in concreto, quanto ha influito la medicina sul miglioramento delle condizioni di salute?

Soffermiamoci sulle cause di morte nella popolazione italiana e come queste siano cambiate negli ultimi 100 anni, per vedere come e se la medicina abbia avuto un ruolo in tutto questo.

Cento anni fa, agli inizi del secolo trascorso, dominavano la “classifica” delle cause di morte, malattie come la diarrea infettiva, la gastroenterite, la polmonite, l’influenza, la tubercolosi, la bronchite acuta, l’eclampsia infantile, la meningite. Queste insieme alle malattie dell’infanzia, rientravano tra le prime dieci cause di morte e determinavano circa i due terzi dei decessi.

Malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, assieme considerate (oggi complessivamente la prima causa di morte) non arrivavano ai numeri della diarrea infettiva più la gastroenterite. I tumori rappresentavano appena l’ottava causa di morte (oggi la seconda), con un tasso di mortalità pari a circa un sesto della prima, diarrea infettiva e gastroenterite, alla quale non sono imputabili oggi che una manciata di decessi.

Le cause di morte di un secolo fa sono andate scomparendo per molti motivi.

In primis per il miglioramento delle condizioni igieniche delle città (acquedotti, fognatura, raccolta e smaltimento dei rifiuti), delle abitazioni (acqua in casa, stanze da bagno, scarichi differenziati), e delle persone (pulizia personale). Poi perché si mangia incomparabilmente meglio e, checché se ne dica, più sano; perché si lavora di meno e in migliori condizioni; perché si ha più tempo libero da dedicare a noi stessi, ai nostri interessi e alle nostre passioni; infine, in misura assai contenuta, per i progressi medico-sanitari.

Un ruolo abbastanza marginale quello della medicina dunque.

E oggi?….

Il sistema medico-sanitario è responsabile in senso positivo del numero di anni che, secondo le tavole di mortalità, ci aspettiamo di vivere?

E, se si, quanto è implicato, ovvero quanti anni di vita concretamente si possono imputare alla sua azione? Tutti? O una frazione modesta?

Alla prima domanda, si può rispondere si per il passato, a patto di avere una visione davvero ampia di questo sistema (fognature, acquedotti etc oggi non sarebbero inclusi nella materia medica, ma di fatto hanno migliorato le condizioni igieniche) e di sorvolare sul fatto che il ruolo esercitato dai medici e teorie mediche fu comunque marginale, se non addirittura fuorviante…

Veniamo ora alla seconda domanda: quanto è efficace, in che misura o proporzione, il sistema medico-sanitario?

Per quanto possa apparire sconcertante è da tempo accettato dalla comunità scientifica internazionale il fatto che il sistema medico influenzi solo per il 10-15% lo stato di salute di una popolazione.

Le altre componenti sono:

  • condizioni socio-economiche e stili di vita: 40-50%
  • stato e condizioni ambientali 20-30%
  • eredità genetica 20-30%
  • servizi sanitari 10-15%

In mezzo a tutto questo marasma sarebbe bene fermarsi e cercare di riflettere, ripartendo ancora una volta da quello che dovrebbe essere lo scopo della prevenzione:

Prevenzione il cui scopo in medicina è difendere l’integrità fisica e psichica della persona e della collettività” e ancora “è quella che mira alla conservazione della salute diffondendo la conoscenza delle norme di vita sana”.

Le parole sono molto chiare, ma i presupposti poi non sono così facili da attuare e rispettare e a volte non vengono neppure tenuti nella giusta considerazione.

Eppure quando parliamo di prevenzione non possiamo non intendere che questo, altrimenti non sarebbe vera prevenzione ma soltanto tante chiacchiere.

Prevenzione o accettazione?

La Medicina Tradizionale Cinese intende la malattia come l’esito negativo di una battaglia che si è effettuata nell’organismo umano tra fattori patogeni che attaccano (il nemico) e le resistenze interne che si difendono.

Da questo punto di vista, noi possiamo fare due cose:

  1. Evitare che la battaglia ci sia
  2. Inserirci nella lotta privilegiando uno dei due contendenti

Per il primo punto è necessario esaminare attentamente tutte le condizioni che hanno effetto sul nostro equilibrio e quindi sul mantenimento della nostra salute: alimentazione, respirazione, riposo, condizioni di vita.

Nel secondo caso, quando accettiamo di entrare in battaglia decidendo di schierarci o da una parte o dall’altra, abbiamo già perso, perché ammettiamo che non siamo capaci di stare in buona salute.

Quello che dobbiamo fare è solo decidere da che parte stare: sul piano di ciò che ci aggredisce o di ciò che ci difende?

Si potrebbe pensare che, ovviamente ci si metterà dalla parte di chi ci difende…ma non sempre è così…facciamo un paio di esempi:

Ci schieriamo sullo stesso piano di ciò che ci aggredisce (ovvero decidiamo di ‘aggredire’ anche noi) quando prescriviamo dell’ antibiotico a scopo preventivo durante una forma virale. Certo, lo si fa per evitare l’entrata facilitata di una forma batterica (dal momento che il virus abbassa le barriere) ma di fatto non si agisce contro il virus. Chi lo deve combattere? Sono “cavoli”… del nostro corpo.

O ancora, si prescrivono le statine per controllare il colesterolo ma non si fa attenzione alla dieta del paziente, anche se nel foglietto illustrativo del farmaco è scritto (in piccolo) che si deve mangiare meglio.

Decidere di stare sul piano di ciò che ci difende invece, ci spinge ad utilizzare metodi vari ognuno dei quali mira ad aumentare, affiancandosi all’azione del nostro corpo, le sue capacità di mantenersi in buona salute. Quindi perché non incrementare la nostra capacità di difenderci in primis?

In conclusione, cosa vuol dire fare vera prevenzione?

Significa osservare e considerare le nostre condizioni di vita ed evitare le cose che sappiamo farci male. In poche parole alimentarsi in modo corretto adattando la nostra alimentazione ai cambiamenti stagionali, respirare aria buona, riposare, vivere in ambienti salutari compresi quelli di lavoro, vivere in serenità…

Utopia?

Magari un tentativo si può fare!

Bibliografia

  • Dizionario di medicina di Ulrico di Aichelburg UTET 1996
  • L’amara medicina di R. Volpi ed. Mondatori Collezione Frecce 2008 pag. 18 e seguenti

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