Piantaggine (Plantago major L. e P. lanceolata L.)
La piantaggine è una pianta molto comune nelle nostre zone, in pianura che poi ritroviamo comunemente anche in montagna. Non altrettanto comune è invece il suo utilizzo da un punto di vista alimentare, almeno tra quelle che sono le principali piante “selvatiche” di uso comune nel veneziano (tarassaco, rosoline, carletti, bruscandoli, ecc.), ma attraverso una breve ricerca ho potuto verificare che ciò non vale per altre provincie e regioni.
In cucina
La raccolta delle foglie viene fatta in particolare in primavera e inizio estate, le foglie vengono poi utilizzate in particolare per la preparazione di zuppe e minestroni, mentre le foglioline più tenere di Plantago lanceolata possono dare un buon contributo alle misticanze, oppure essere lessate.
In Toscana le foglie più tenere di P. lanceolata, raccolte alla fine dell’inverno, vengono consumate cotte da sole, o più frequentemente miste ad altre erbe selvatiche come le cicerbite (Sonchus oleraceus L.), gli ombrellini di prato (Tordylium apulum L.), il tarassaco (Taraxacum officinale Weber), il radicchio selvatico (Cichorium intybus L.), l’insalatina di monte (Reichardia picroides (L.) Roth), la dolcetta (Valerianella sp. pl.), gli strigoli (Silene vulgaris (Moench) Garcke) e qualche fogliolina di salvastrella (Sanguisorba minor Scop.).
Queste mescolanze si condiscono con olio ed aceto o si “ripassano” in padella con olio d’oliva ed aglio. Anche in Toscana le foglie si usano altresì nella preparazione dei minestroni di verdura e nelle zuppe, o rientrano anche nel ripieno delle torte salate. A scopo alimentare si usa anche la P. coronopus L., specialmente cruda in insalate miste.

Per la salute
Nell’antichità è stata data molta importanza alle piantaggini per le loro proprietà curative nei confronti dell’apparato respiratorio, nella cura del cavo orale, nella guarigione delle ferite e nel dare sollievo dopo le punture di insetti.
Tra gli usi più interessanti che si ritrovano in Toscana, c’è quello delle popolazioni dell’Alta Val di Lima (Pistoia): le foglie cotte nell’acqua vengono applicate lungo le terminazioni nervose colpite dal fuoco di Sant’Antonio (Herpes zoster).
Altro impiego caratteristico lo ritroviamo in Lucchesia, dove le foglie vengono masticate come antiacido e come spasmolitico in caso di coliche gastrointestinali. Nel Grossetano, con le foglie si prepara uno sciroppo antitussivo, da usare alla dose di un cucchiaio al dì, mentre nel Pisano il loro decotto è adoperato per via orale come ipoglicemizzante; lo stesso preparato si utilizza in semicupi antiemorroidari.
Oggi alla luce dei costituenti (mucillagini, tannini, sostanze amare, il glucoside aucubina e molte altre), viene considerata espettorante, emostatica, refrigerante.
Per uso esterno come vulneraria, antipruriginosa e antinfiammatoria.
Usata, infatti, per le piccole ustioni, contro le punture di insetti, le scottature e l’acne, la cicatrizzazione delle ferite.
Per uso cosmetico viene utilizzata in maschere e creme per normalizzare le pelli secche e disidratate.
