L’arte del Cuore: psicologia in Medicina Cinese

Dott.ssa Marta Tangari

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta della relazione tra emozioni e corpo.

Ne abbiamo parlato dal punto di vista della medicina occidentale (ecco in quali articoli Quanto possono influire le emozioni sulla nostra salute? e  Emozioni, corpo e sopravvivenza: quanto sono legati?) e abbiamo delineato la concezione del corpo così come è intesa nella Medicina Cinese.

Oggi, ci avviciniamo di più a quella che possiamo definire “psicologia cinese”, ovvero parliamo delle emozioni, nella concezione della Medicina Cinese Classica, e di come esse influenzino il corpo.

L’arte del Cuore

Ciò che prende in carico gli esseri viene chiamato Cuore

La parola chiave della psicologia, così come i cinesi la intendono, è l’organo Zang del Cuore ( e non la mente!).

Il Cuore è il centro vitale, descritto come colui che occupa il posto del sovrano: accoglie gli spiriti venuti dal Cielo, contiene e controlla lo scambio Cielo/Terra che ci fa uomini e ci mantiene vivi.

Per natura il Cuore dell’uomo è vasto e libero come il Cielo, sempre tentato di riempirsi, deve invece tentare di vuotarsi.

Nel Lingshu si legge:

Vivere la propria vita è un’arte, l’arte del Cuore.

L’arte del Cuore viene esercitata nella calma e nella serenità, se regna l’agitazione tutto si offusca e niente più è limpido.

Il Cuore deve quindi essere messo nella condizione di poter ricevere tutti gli impulsi: in un cuore calmo e vuoto nulla si attacca sconsideratamente, nulla ne occupa il posto appesantendolo e bloccandolo ma tutto si presenta ed è ricevuto per essere pesato e apprezzato.

Ma attenzione, un Cuore calmo e vuoto non vuol dire immobile, anzi!

La calma e la quiete non sono la negazione dei movimenti e delle reazioni che fanno la vita ma ne sono la giusta analisi, la temperanza che allontana dalla perdita di controllo e dagli eccessi.

Le emozioni e la loro influenza sul corpo

Quindi in quest’ottica, come vengono descritte le emozioni? E cosa possono provocare nel corpo?

Teniamo conto che, in Medicina cinese, le emozioni sono un fattore patogeno interno (vedi articolo I fattori patogeni della MTC: traumi interni ), ovvero non sono negative di per sè, ma possono diventarlo se eccedono dalla condizione normale e persistono troppo a lungo e con troppa intensità in noi.

Le emozioni delineate nel Lingshu sono sette (ognuna ha una corrispondenza con un organo Zang, il quale ne viene maggiormente influenzato) e ciascuna di esse provoca effetti differenti, che sono accuratamente descritti nei testi antichi:

  • Apprensione e ansietà (Zang Milza)
  • Pensiero e preoccupazioni (Zang Milza)
  • Paura e timore (Zang Rene)
  • Tristezza e afflizione (Zang Polmone)
  • Allegria e gioia (Zang Cuore)
  • Oppressione e pena/ angoscia (Zang Polmone)
  • Collera (Zang Fegato)

Vediamole brevemente, soffermandoci sui loro effetti ‘fisici’.

Apprensione e ansietà

Se sono passeggere non causano nulla di grave ma possono diventare permanenti.

Ad esempio un uomo che sia scrupoloso, può covare a poco a poco la preoccupazione di “fare male le cose” che si trasforma poi in ansia del fare. Quando il Cuore si fissa ansiosamente, la nocività si propaga direttamente attraverso pensieri e preoccupazioni in direzione degli Spiriti.

Il Cuore non esercita più il suo dominio: apprensione e ansia destabilizzano l’individuo, il suo pensiero normale, il suo mentale.

Pensieri e preoccupazioni

Nella parte positiva corrispondono alla riflessione, nella parte negativa corrispondono all’idea fissa, ai pensieri, ai fastidi, alla preoccupazione ossessiva.

Avere nel Cuore un’ idea, un pensiero, un oggetto di sollecitudine è proprio dell’uomo, ma trasformare il pensiero in apprensione, in preoccupazione e poi in ossessione va a turbare il Cuore ed è di ostacolo al suo espandersi.

Il Cuore infatti non è fatto semplicemente per permettere il germogliare del pensiero, ma per dilatarsi secondo le dimensioni di Cielo/Terra: nessun pensiero deve tenerlo occupato, nessuna preoccupazione deve trattenerlo o rimpicciolirlo.

Se i cinque Zang non sono tranquilli gli Spiriti non sono in pace, non si ha un completo possesso di sé, delle proprie azioni e reazioni, e si è in preda all’ansia.

Paura e timore

Provocano una corrente di soffi perversi che, come un fango che scorre, devastano la vitalità del soggetto.

Il saggio timore  e la prudenza auspicabile permettono di misurare le conseguenze di un’azione, ma quando esse prendono il sopravvento, l’uomo è incapace di penetrare in se stesso, il suo interno non è che confusione, caos che lo terrorizza.

Il timore diventa una paralisi completa che corrisponde al non reagire e al non trattenere (gli Spiriti). Nell’ interno nulla è più al suo posto, la coesione tra gli Zang non è più garantita, il Cuore non si assume più la presa in carico e gli Spiriti non possono più risplendere e illuminare. Tutto si disgrega e se ne va, tutto cola: le lacrime, i liquidi organici non sono più trattenuti.

Poichè l’essere non si radica negli Spiriti, non si possiede più nulla.

Gli Spiriti non trovano più dove fermarsi e dimorare.

Tristezza e afflizione

Tristezza e afflizione danno un colpo di maglio al centro dell’essere che è occupato dal Cuore: la vitalità che vi risiede fugge, inaridisce e si spegne.

Se moderati, essi sono sentimenti normali, sopratutto  durante un lutto: grida, lacrime e fremiti di dolore sono modi per rendere sopportabile la tristezza. Ma continuare un lutto troppo a lungo è un eccesso: il rifiuto della realtà , anche se dolorosa, avvelena la sofferenza e distrugge la salute.  Nell’uomo oppresso i soffi non si liberano più, le essenze non vengono più tesaurizzate e non vi è più rinnovamento della vitalità tramite i cinque Zang.

Tutto il calore, la fiamma, il popolo misterioso e tranquillo degli Spiriti animatori, abbandonano i luoghi dove la vita si era disposta gioiosamente e si era fortificata.

Gli Zang, privati della coesione, non operano più in sinergia e il gusto di vivere viene meno.

Allegria e gioia

La Gioia e allegria non sono meno temibili: hanno un effetto disastroso sugli Spiriti, facili a spaventarsi e fuggire. Il loro allontanamento causa l’arresto del processo vitale di tesaurizzazione, senza di essa la vita non è più possibile.

Di per sè, l’accelerazione della corrente vitale, del sangue, del Qi dovute all’allegria non hanno nulla di nocivo. Esse derivano dall’attività di un Cuore che batte regolarmente in mezzo al petto. L’allegria è vivacità e facilità della circolazione dei soffi e del sangue, la gioia è la percezione dell’armonia profonda che regna quando il Cuore è sano, ben difeso e ben servito, quando gli Spiriti si diffondono a loro piacimento.

Si ha un’espansione, un’ esteriorizzazione.

Ma se essa viene portata all’eccesso, si avrà una dispersione che risulta nociva. L’interno si svuota, nulla è custodito o conservato ma tutto è dissipato. Quindi la vita viene a mancare non tanto perché il gusto o il sentimento di vivere siano scomparsi, quanto perché ci si è troppo dispersi nella gioia di vivere.

Oppressione e pena

L’oppressione è una tristezza che prostra, affatica, rallenta, causa delle difficoltà di circolazione, dei blocchi. Cio’ che si raccoglie nel cuore non si muove più e cupa tristezza impregna ogni cosa e blocca come un coperchio. Qualsiasi altro sentimento si possa provare, la percezione è quella di un “qualcosa che non riesce ad uscire”.

La pena è l’autunno del cuore, una contrazione che fa soffrire; il Cuore si chiude e si fissa e non vi è più la facilità di scambio delle emozioni e delle trasformazioni che permettono l’equilibrio delle passioni.

Collera

La Collera monta in potenza, acceca, fuorvia non si governa più nulla, tantomeno se stessi.

Peggio di una collera grande è una collera che monta e che non cessa di aumentare. La propria vita si svuota non a causa di un inaridimento della sorgente ma a causa di una propulsione violenta e continua che si amplifica, getta e proietta lo yin verso lo yang, crea compressioni nelle regioni superiori e delle carenze nelle regioni inferiori. La collera si nutre di se stessa e se non la si modera, se l’accecamento impedisce di ragionare, non vi è poi capacità di giudizio e si perde il controllo.

Conclusioni

E’ piuttosto affascinante notare come, nonostante queste descrizioni possano risultare ‘strane’ e si distanzino molto dal nostro modo di pensare, esse siano però molto chiare e vive.

Si vede ancora una volta come, nella concezione tradizionale cinese, la distinzione tra corpo e spirito non sia netta come in occidente.

Gli Spiriti stanno nel corpo, abitano dentro gli organi e sono influenzati dalle emozioni che, se eccessive, ne provocano l’espulsione o il blocco, con conseguenti malfunzionamenti del corpo stesso. Gli eccessi di Collera, Gioia, Paura e Tristezza disperdono l’energia vitale mentre Apprensione, Preoccupazioni e Pena, la bloccano.

La chiave di tutto è quindi l’Equilibrio. In ogni ambito.

Questo ci porta a comprendere a fondo le radici su cui si basa tutta la filosofia cinese classica da cui derivano pratiche di dietetica, ginnastica e medicina. Tutto deve concorrere al riequilibrio del corpo portando ad una pacificazione del Cuore e di tutto l’individuo.

Un modo di agire che guarda alla cura dell’essere umano come un bilanciamento costante tra tutte le sue parti e, giocoforza, con l’ambiente attorno.

 

 

Bibliografia

Capitolo VIII del Lingshu “Radicarsi agli spiriti”

La psiche nella tradizione cinese, Claude Larre ed Elisabeth Rochat de la Vallèe

2 pensieri su “L’arte del Cuore: psicologia in Medicina Cinese

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