Gallavardin e l’omeopatia della psiche

Continuando con gli articoli storici ‘curiosi’ sull’omeopatia (Omeopatia: un tuffo nella storia e Omeopatia al femminile), ecco l’avventurosa vita di un medico che ha utilizzato l’omeopatia a scopo…’sociale’.

Nato a Saint Priest, vicino a Lione, il 5 febbraio 1825, Jean- Pierre Gallavardin soffre di salute molto cagionevole fino a 24 anni. La famiglia è benestante e lo fa visitare dai migliori specialisti europei: a 21 anni il prof Schlesinger di Breslavia lo guarisce da un principio di amaurosi che gli impediva di leggere. Nello stesso periodo sarà visitato anche da Des Guidi, luminare di omeopatia dell’epoca con risultati così buoni che, non solo gli faranno riguadagnare la salute, ma lo spingeranno a studiare medicina e omeopatia.

Si iscrive alla facoltà di medicina di Montpellier nel 1854 e segue anche corsi a Lione e Parigi. Durante il periodo universitario scrive e viaggia molto, osservando da vicino i progressi della medicina in Germania, Austria e Italia. Abbraccerà qualsiasi
teoria lo convinca dal punto di vista scientifico
. Diverrà sostenitore dell’omeopatia a tal punto che farà parte di un gruppo di omeopati formatosi a Lione che, assieme ad un missionario cattolico e finanziatori abbienti, costruiranno un ospedale in cui sia prevalente la pratica omeopatica: l’Hôpital Saint-Luc del 1870. Gallavardin è uno dei medici volontari che lo gestiscono e questa sua occupazione lo rende molto popolare tra le persone della sua classe, di cui diventa il medico omeopata curante. Continuerà a viaggiare per mantenere i rapporti con i massimi omeopati dell’epoca. Inizierà anche una corrispondenza con Charles Dulac, omeopata parigino esperto di casi psichiatrici che si dedica allo studio delle patogenesi di Hahnemann. Da questo sodalizio nascerà il Repertorio di medicina psichica, con più di 600 rubriche.

In quegli anni la psichiatria muove i primi passi e Gallavardin si butta a capofitto nell’applicazione del ragionamento scientifico allo studio della personalità umana.

Ma chi erano i malati mentali dell’Ottocento? Nei primi ospedali psichiatrici troviamo, oltre ad una piccola percentuale di ‘idioti’ : disabili fisici e mentali, alcolisti, libertini, sofferenti di ‘patemi’e di ‘miseria’.
Il disagio sociale era infatti molto elevato, esacerbato dalla crisi economica francese del 1870 che mina le fondamenta della società ottocentesca. In questa fase, qualsiasi comportamento “deviante” dai ruoli consolidati diviene un problema di ordine pubblico e come tale diviso in due categorie: criminalità o malattia mentale.

Una delle peggiori devianze di questo periodo è l’alcolismo, che va quindi ‘curato’. E’ in questo contesto che il dr. Gallavardin, decide di mettere a disposizione gratuitamente le le sue competenze in materia psichiatrica e nel 1886 inaugura un dispensario gratuito per ‘poverissimi’, aperto il martedì mattina.

Nei primi 34 mesi visiterà 2155 persone metà delle quali sono alcolisti cronici che tratterà con l’omeopatia. Le guarigioni, alle quali stenta a credere lui stesso, verranno descritte nei libri “Alcolismo e Criminalità” e “Trattamento medico della passione genitale“.

Moltissime sono le donne che vanno a richiedere la sua consulenza per i propri mariti o figli violenti, dediti all’assenzio e alle prostitute. Gli chiedono i globuli che fanno perdere le “cattive abitudini”. Gallavardin prescrive i globuli e dice loro di non dir niente ai mariti, di metterglieli nella minestra o nel latte e via, guarigione assicurata!

Nel 1882 scrive Come il trattamento omeopatico può migliorare il carattere dell’individuo e sviluppare la sua intelligenza, e nel 1883 Medicina
psichica
in cui espone le sue idee riguardo al prevenire la criminalità curando l’ubriachezza, parla del trattamento all’insaputa del paziente e sottolinea l’importanza di istituzioni di pubblica assistenza piuttosto che ospedali psichiatrici.

Continuerà poi per tutta la vita ad essere il medico affamato di novità che era da giovane, lo dimostrano i suoi scritti dagli argomenti più disparati: un Trattato di Igiene umana, un saggio sull’alimentazione umana, un saggio sull’alimentazione dei cavalli, e un libro sulla tisi polmonare.
Si interessa di metalloterapia, agopuntura, associa la fisiognomica alla mitologia greca, scrive osservazioni sulle malattie degli occhi e la loro terapia omeopatica. Curioso il suo trattato di “Medicina plastica” dove teorizza la necessità del medico di aiutare le donne a…prolungare la loro giovinezza. Si parte infatti dal presupposto che la donna, invecchiando prima dell’uomo, perda fascino agli occhi del marito il quale, se privo di senso morale, tenderà ad allontanarsene provocando la disgregazione familiare.

Morirà a 73 anni, travolto da una carrozza lasciando un immenso repertorio di scritti inediti raccolti dai figli e rimanendo nella storia dei medici che hanno dato un contributo fondamentale all’omeopatia.

Bibliografia

2 pensieri su “Gallavardin e l’omeopatia della psiche

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