Demenza e Agopuntura: quale aiuto?

La demenza ad oggi colpisce milioni di anziani in tutto il mondo causando estremi disagi e costi notevoli per la società.

L’agopuntura è una delle terapie complementari che è stata applicata ai deficit cognitivi, come il morbo di Alzheimer e il deterioramento cognitivo vascolare, e il suo funzionamento è al centro di molte ricerche ma non è ancora del tutto chiaro.

La neuroplasticità, definita come la capacità del sistema nervoso di adattarsi ai cambiamenti ambientali interni ed esterni, può supportare alcuni dati che chiariscono i meccanismi in cui l’agopuntura migliora i disturbi cognitivi.

Una recensione fatta recentemente in Cina, si pone l’obiettivo di riassumere le informazioni aggiornate e complete sull’efficacia del trattamento di agopuntura su neurogenesi e gliogenesi, plasticità sinaptica, fattori regolatori correlati e percorsi di segnalazione, nonché connettività della rete cerebrale, per gettare le basi al fine di chiarire completamente il potenziale meccanismo di agopuntura sulla regolazione della neuroplasticità e promuovendone l’applicazione clinica come terapia complementare.

Altre ricerche si propongono di setacciare i database più utilizzati come PubMed, Embase, Cochrane, Web of Science, China National Knowledge Infrastructure, Wanfang Database, Chinese Biomedical Literature Database e Chinese Scientific Journals Database database, al fine di raccogliere studi randomizzati controllati sull’agopuntura nel trattamento della demenza vascolare, la seconda forma di demenza più comune al mondo.

La terapia con agopuntura è infatti stata ampiamente utilizzata nel trattamento clinico ed è quindi necessario, sulla base dei dati disponibili, classificare le diverse terapie di agopuntura per determinare quale sia la più efficace per fornire supporto alla pratica clinica.

Un altro studio molto interessante ha valutato invece l’efficacia dell’elettroagopuntura nei deficit cognitivi mediati dalla neuroinfiammazione, considerata una delle patogenesi cruciali nel promuovere il progresso neurodegenerativo della malattia di Alzheimer.

La stimolazione dell’elettroagopuntura è stata ampiamente utilizzata nella pratica clinica come terapia complementare e alternativa per l’anti-infiammazione. Tuttavia, non è chiaro se l’elettroagopuntura promuova i deficit cognitivi derivanti dalla neuroinfiammazione nell’Alzheimer. In questo studio, sono stati utilizzati topi con presenilina 1 e 2 conditional double knockout (PS cDKO) che mostrano una serie di patologie simili all’Alzheimer (risposte neuroinfiammatorie robuste e deficit di memoria), per valutare il potenziale effetto neuroprotettivo dell’elettroagopuntura sui punti Baihui (GV 20 ) e Shenting (GV 24) mediante test comportamentali, registrazione elettrofisiologica e analisi di biologia molecolare.

Dallo studio è emerso che l’elettroagopuntura ha migliorato i deficit di memoria e la ridotta plasticità sinaptica.

E’ necessario sottolineare però che questo tipo di trattamento non è in grado di migliorare ulteriormente i fenotipi simili all’Azheimer dei topi PS cDKO in combinazione con la somministrazione di MCC950 (un potente e selettivo inibitore dell’inflammasoma NLPR3 che ha dato risultati simili all’elettroagopuntura).

Questo studio è però importante perchè conferma che una stimolazione con elettroago dei punti terapeutici GV 20 e GV 24 può essere una potenziale terapia alternativa per scoraggiare i deficit cognitivi nell’Alzheimer attraverso la soppressione dell’attivazione dell’inflammasoma NLRP3.

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