Omeopatia in cardiologia: efficacia della terapia individualizzata

I medici oggi sono formati per raccogliere fatti depurati da qualunque soggettività, quando invece tutto dimostra che la soggettività è una componente ineliminabile nella storia clinica di una malattia.

Ce lo ricorda un breve report, relativo alla evoluzione a lungo termine di tre casi clinici di patologia cardiovascolare, presentato da un gruppo guidato da Lenka Tenzera e coordinato da Geoge Vitoulkas da poco apparso su SAGE Open Medical Case Report.

La premessa dalla quale gli autori prendono le mosse è che dopo la diagnosi di infarto miocardico si sviluppa nell’intero organismo un processo di infiammazione con coinvolgimento del sistema immunitario nel tentativo di riparare il danno tissutale; tuttavia il processo di riparazione dopo infarto miocardico non induce i medesimi risultati in ogni malato. I meccanismi di riparazione sono numerosi e complessi sia cellulari che extracellulari, e neurormonali; tuttavia è stato dimostrato che l’ampiezza del danno tissutale non correla direttamente con la capacità di riparazione.

E’ possibile presumere che il ritardo di guarigione dipenda da una carenza nella produzione di energia dal parte del malato?

Il gruppo di Vitoulkas pensa di si e ricorda che molte sostanze sono ritenute responsabili del processo di riparazione tra queste IL-10, KCa3.1, il fattore di crescita dei fibroblasti, ma anche la berberina e una supplementazione di lycopene.

Il gruppo di Vitoulkas suggerisce dunque che una terapia omeopatica individualizzata, secondo i sintomi acuti del momento, possa essere di grande aiuto nel favorire i meccanismi di riparazione.

I tre casi di infarto acuto del miocardio riportati nell’articolo mostrano come, accanto alla terapia convenzionale, si sia deciso di prescrivere per diversi mesi una serie di rimedi omeopatici sulla base della similitudine psico-fisica più significativa e dominante del momento: Medhorrinum (attacchi di panico, mani e piedi freddi, astenia, secrezioni nasali posteriori); Lycopodium (distensione addominale con dispnea); Natrum muriaticum (attacchi di panico notturni, tosse secca); Bryonia (attacchi di panico con paura della povertà); Sulphur (grande senso di calore in tutto il corpo); Arnica (paura di essere avvicinati da chiunque).

I pazienti venivano naturalmente monitorati nei mesi per verificare l’evoluzione del quadro clinico: ecocardiogramma, perfusione miocardica SPECT, test da sforzo a basso livello hanno in tutti i casi evidenziato l’assenza di progressione della malattia miocardica.

Certo dalla lettura di questo articolo non usciamo con l’idea chiara e cartesiana che l’omeopatia individualizzata possa favorire la evoluzione positiva del danno miocardico successivo ad infarto.

Siamo sempre più abituati a concatenazioni veloci, immediate, da constatare entro un breve spazio di tempo, per cui a una causa chiara segue subito un prevedibile effetto: nasce un desiderio e viene subito soddisfatto.

Invece dare sostanza alla individualizzazione della malattia richiede tempo, spazio e righe di articoli per crescere ed espandersi, se è possibile.

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