Antichi rimedi: come stanno cambiando la medicina moderna?

L’integrazione della medicina tradizionale cinese all’interno del sistema occidentale procede a piccoli passi.

I successi ottenuti dalla MTC in vari campi l’hanno portata ad essere oggetto di interesse da parte di scienziati occidentali, ma molti ancora la considerano fasulla, stregonesca e primitiva.

Riportiamo qualche passo che abbiamo tradotto di un bell’articolo del National Geographic (linkiamo qui l’originale in inglese e consigliamo di darci un’occhiata almeno per le foto e i video molto interessanti) che tra le altre cose, parla di alcuni casi in cui la medicina tradizionale si è rivelata fondamentale per le scoperte di quella occidentale.

Ci è sembrata un’interessante riflessione che sottolinea ancora una volta come “il diverso” e “lo strano” a volte possono diventare l’ingranaggio mancante per l’ampliamento di una conoscenza comune, di un bagaglio scientifico che, nel caso della medicina, è fondamentale per la salute di ognuno.

L’articolo

La medicina tradizionale rimase la principale forma di assistenza sanitaria in Cina fino all’inizio del XX secolo, quando l’ultimo imperatore Qing fu rovesciato da Sun Yat-sen, un medico di formazione occidentale che promosse la medicina basata sulla scienza.

Al giorno d’oggi i medici cinesi sono addestrati e autorizzati secondo pratiche mediche all’avanguardia, eppure la medicina tradizionale rimane una parte vibrante del sistema sanitario statale: la maggior parte degli ospedali cinesi ha tutto’ora un reparto dedicato alle cure antiche.

Il presidente Xi Jinping, citando il potenziale della medicina tradizionale per abbassare i costi e produrre trattamenti innovativi,  l’ha resa una parte fondamentale della politica sanitaria del Paese. Ha infatti definito il 21 ° secolo come un nuovo periodo d’oro per la medicina tradizionale cinese.

Dal punto di vista della ricerca, potrebbe benissimo essere un periodo d’oro. Gli scienziati delle principali università degli Stati Uniti e dell’Europa, tra cui UCLA, Duke e Oxford, così come molti in Asia, stanno esaminando le basi scientifiche di alcuni trattamenti tradizionali per malattie come il cancro, il diabete e il Parkinson.

Ma la pratica di fondere il moderno con il tradizionale si sta diffondendo anche tra i consumatori di assistenza sanitaria. Quando non trovano sollievo dalla medicina occidentale, gli americani si rivolgono sempre più ai trattamenti tradizionali, in particolare all’agopuntura, il cui trattamento ora è coperto da alcuni piani di assicurazione sanitaria, e alla coppettazione (una terapia muscolare che prevede l’aspirazione ed è supportata da molti atleti professionisti).

Nonostante questo, si trovano ancora medici che denunciano la medicina tradizionale cinese come pseudoscienza e “roba da ciarlatani” , soffermandosi solo su alcune delle sue affermazioni più stravaganti, come l’antica pratica di prescrivere petardi per scacciare demoni o concetti misteriosi tutt’ora in uso, come quello di Qi, una nebulosa forza vitale il cui termine, tradotto letteralmente significa “il vapore che sale dal riso“.

Altri ancora si oppongono all’uso di parti di animali e mettono in guardia contro i potenziali pericoli delle sue formule a base di erbe.

Raramente trovi qualcuno che la osservi obiettivamente“, afferma lo storico medico Paul Unschuld, un’autorità leader nella storia della medicina cinese – e spesso un critico irrinunciabile del modo in cui viene interpretata.

Egli ha raccolto e tradotto centinaia di antichi testi medici e sta lavorando con una startup cinese-tedesca per studiarli e avere nuove idee su come trattare una varietà di malattie, inclusa l’epilessia. “Le persone generalmente vedono solo ciò che vogliono vedere“, dice, “e non riescono a esaminare pienamente i meriti e le colpe della medicina cinese“.

Un esempio di ‘barbarie’ citato nell’articolo riguarda le proprietà che le antiche formule cinesi attribuiscono alle corna di rinoceronte.

Secondo le antiche prescrizioni infatti  la polvere delle corna può essere usato per curare la febbre e il mal di testa. In Vietnam viene usato per trattare i postumi di una sbornia e gli effetti collaterali della chemioterapia.

In realtà, numerosi studi scientifici hanno determinato che il corno di rinoceronte, che è fatto di cheratina (la stessa sostanza delle unghie umane), induce pochissimi effetti farmacologici se ingerito, ma alcuni pazienti che lo usano come medicinale ne trovano a causa dell’effetto placebo.

Dopo che la storia è stata pubblicata, ho ricevuto lettere da lettori che denunciavano con rabbia la medicina cinese come “ignorante”, “crudele” e affine alla “stregoneria”.

Tali critiche non sono infondate: le vendite di corna di rinoceronte in Asia sono un fattore primario che sta spingendo le popolazioni di rinoceronti verso l’estinzione. Oltre agli orsi, molti altri animali – tra cui diverse specie minacciate come tigri, leopardi ed elefanti – vengono cacciati in natura o allevati per usarne le loro parti in medicina.

Ma anche la medicina moderna ha le sue pratiche controverse.

L’efficacia di molti farmaci antidepressivi popolari rimane fortemente dibattuta, con alcuni studi che dimostrano che sono a malapena più efficaci dei placebo. Eppure questi farmaci sono ampiamente commercializzati e ampiamente prescritti dai medici, generando miliardi di dollari di entrate. (Questo non vuol dire che i farmaci per la depressione non funzionano: se i sintomi di un paziente sono alleviati, allora si può sostenere che funzionino.  Ma i prodotti chimici presenti nelle pillole potrebbero non essere la vera fonte del sollievo, proprio come ciò di cui è fatto il corno di rinoceronte non è necessariamente la fonte di sollievo per i pazienti che lo assumono).

Se considerato accanto ad altri esempi notevoli – la prescrizione eccessiva di oppioidi, diete di moda approvate dal medico e interventi chirurgici discutibili – l’indignazione occidentale sulla medicina tradizionale cinese può sembrare più ipocrita di Ippocrate.

Le scoperte moderne derivate dall’antichità

Non buttare via il bambino assieme all’acqua del bagno“, dice Yung-Chi Cheng, professore di farmacologia alla Yale School of Medicine, con una risatina.

La gente dimentica che uno dei farmaci più antichi, più efficaci e scientificamente provati proveniva dalla medicina tradizionale: l’aspirina.

Gli antichi egizi infatti usavano foglie di mirto essiccate per curare dolori, e Ippocrate (IV secolo a.C.) il medico greco considerato il padre della medicina occidentale, prescrisse un estratto di corteccia di salice per le febbri.

Ma è stato solo nel 1800 che gli scienziati europei hanno capito che il principio attivo di entrambi è l’acido salicilico e lo hanno sintetizzato.

Tutto è iniziato con la gente che osservava che la corteccia di salice era efficace e quindi si poteva usare per curare la malattia“, afferma Cheng. “In questo caso, la scienza ha seguito la medicina, non viceversa.

L’aspirina non è certo l’unico caso.

Nel 1972, un chimico della Repubblica popolare cinese di nome Tu Youyou annunciò la scoperta di una sostanza antimalarica basata su un’erba medicinale cinese citata in una formula del IV secolo.

Durante la guerra del Vietnam, Tu era stato scelto per lavorare su un progetto militare segreto per aiutare i Vietcong a combattere la malaria: la malattia infatti mieteva circa la metà dei loro uomini. Anche i ricercatori occidentali stavano cercando di risolvere questo problema, ricercando tra oltre 200.000 composti.

Tu si chiese se nei testi di medicina classica si potesse trovare una risposta e iniziò a testare varie piante legate alla febbre.

Alla fine trovò un rimedio basato su un’erba a fiore giallo chiamata assenzio (Artemisia annua). Il farmaco derivato dalle sue ricerche, chiamato artemisinina, è stato accreditato per aver salvato milioni di vite e gli è valso il premio Nobel per la medicina nel 2015.

Adesso la ricerca si sviluppa anche in termini di ricerca oncologica.

Yung-Chi Cheng, ha focalizzato la sua ricerca solidamente nel regno della scienza, sviluppando farmaci antivirali per malattie croniche, come l’epatite B. Ma si è anche chiesto se c’erano altre cure, basate su erbe come l’assenzio, in attesa di riscoperta. Ora ha trovato un composto di erbe che potrebbe rivelarsi una svolta nel trattamento del cancro. Apre un barattolo e mi porge un pizzico di polvere: una miscela di quattro erbe che chiama PHY906.

Assaggialo“, dice. Ho messo un pochino sulla mia lingua. È amaro, con sentori di liquirizia.

Negli anni ’90 Cheng ha notato che molti malati di cancro hanno interrotto la chemioterapia a causa dei suoi effetti collaterali, tra cui la diarrea e la nausea grave. I pazienti che riuscivano a completare l’intero ciclo di chemioterapia tendevano a vivere più a lungo, quindi, ragionò Cheng, frenare gli effetti collaterali potreva aumentare l’aspettativa di vita.

Sapeva che la medicina cinese aveva molti trattamenti a base di erbe per la diarrea e la nausea.

Il suo collega Shwu-Huey Liu, un esperto di chimica farmaceutica che parla fluentemente il mandarino classico, ha perquisito la vasta raccolta di testi medici cinesi della biblioteca Yale. In un antico libro intitolato Treatise on Cold Damage, stampato su carta di bambù leggermente rugosa, ha trovato una ricetta vecchia di 1800 anni di una miscela per una miscela di scutellaria, liquirizia, peonia e dattero cinese, descritta come un trattamento per “diarrea, dolore addominale e calore nella zona anale “.

Il team di Cheng ha iniziato a provare diverse miscele della formula sperimentandole, negli ultimi 20 anni, prima sui topi e in seguito ai pazienti sottoposti a trattamento del cancro, sotto la supervisione del National Cancer Institute.

Come aveva sperato Cheng, quasi tutti i pazienti che assumevano la formula a base di erbe provavano sollievo dalla nausea e da altri disturbi gastrointestinali.

Ma è successo qualcos’altro: i loro tumori si sono ridotti più rapidamente di quelli dei pazienti che non avevano preso la formula a base di erbe.

Non me l’aspettavo“, dice Cheng. “Quindi ora la domanda è: perché?

Dopo aver analizzato i tumori nei topi a cui è stata data la formula, dice Peikwen il figlio di Cheng, i ricercatori hanno notato un aumento significativo dei macrofagi che mangiano il tumore, i globuli bianchi che divorano le cellule tumorali.

Il modo in cui le erbe interagiscono sembra essere la chiave. “È proprio lì che si trova la frontiera“, afferma Peikwen. “PHY906 è un cocktail di sostanze chimiche, non così diverso dai cocktail di medicinali che si sono dimostrati efficaci per i malati di AIDS. Stiamo solo svelando la formula originale e la stiamo rimettendo insieme in una moderna terapia scientificamente fondata “.

Ad oggi PHY906 è stato utilizzato in otto studi sull’uomo, in parallelo con diversi farmaci chemioterapici e radioerapia per trattare i tumori del colon-retto, del fegato e del pancreas.

Peikwen dice al pubblico. “Speriamo che PHY906 diventi il primo farmaco multi-erbe approvato dalla FDA.”

Il problema delle erbe sta nel fatto che la loro potenza chimica può variare notevolmente a seconda di molti fattori: minerali nel terreno, altitudine alla quale viene coltivata, quando e come viene raccolta. E poi c’è la questione delle sottospecie che possono apparire esattamente uguali ma con composizioni chimiche leggermente diverse.

Queste complicazioni fanno parte del motivo per cui la FDA ha approvato solo due farmaci da prescrizione a base di erbe che contengono però un’unica erba. Il PHY906 è invece composto da quattro erbe, il che significa che è necessario controllare più variabili per ottenere un prodotto coerente.

 

La ricerca continua insomma…ma viste le premesse, è piuttosto sensato credere che la medicina tradizionale cinese abbia ancora moltissimi segreti da svelarci… 🙂

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