Trial Clinico su Omeopatia e Dolore al Tallone

Lo sperone calcaneare, spesso associato alla fascite plantare, rappresenta una condizione comune che causa dolore cronico al tallone e disabilità funzionale, con una prevalenza nella popolazione generale stimata tra l’11% e il 21%.

L’incidenza aumenta significativamente con l’età, raggiungendo fino al 95% in entrambi i sessi dopo i 70 anni.

I trattamenti convenzionali—fisioterapia, dispositivi ortotici, farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi—non sempre garantiscono un sollievo adeguato e possono essere associati a effetti avversi rilevanti, sottolineando la necessità di esplorare opzioni terapeutiche alternative.

L’omeopatia, basata sul principio dei “simili” e sulla prescrizione individualizzata di sostanze altamente diluite e dinamizzate, è ampiamente utilizzata in ambito clinico, sebbene le evidenze sulla sua efficacia rimangano controverse.

Studi preliminari hanno suggerito benefici dei trattamenti omeopatici individualizzati nella gestione dello sperone calcaneare e della fascite plantare, ma ad oggi mancava un trial in doppio cieco specificamente disegnato per valutare l’efficacia clinica complessiva di questo approccio.

Questo studio si propone di colmare tale lacuna.

Materiali e metodi

Lo studio è un trial clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, condotto presso il dipartimento ambulatoriale del Calcutta Homoeopathic Medical College & Hospital (India).

Sono stati arruolati 128 partecipanti adulti (18-65 anni) con sperone calcaneare confermato radiologicamente e sintomi di fascite plantare di durata ≥6 mesi. I criteri di esclusione includevano patologie sistemiche non controllate, condizioni psichiatriche instabili, gravidanza/allattamento e assunzione recente di farmaci con effetti analgesici o antinfiammatori.

I partecipanti sono stati randomizzati in due bracci paralleli:

Il Gruppo sperimentale (n=64): ha ricevuto medicinali omeopatici individualizzati (IH) in potenza centesimale (30CH o 200CH), somministrati come globuli di zucchero impregnati con il rimedio indicato.

Il Gruppo controllo (n=64): ha ricevuto un placebo indistinguibile nell’aspetto, nel gusto e nell’odore.

L’individualizzazione del trattamento è stata condotta da due esperti omeopati con oltre 15 anni di esperienza, attraverso un’accurata raccolta anamnestica e analisi del caso secondo i principi omeopatici. Il rimedio principale selezionato alla visita iniziale non è stato modificato durante i 6 mesi di studio, sebbene la potenza o la frequenza di somministrazione potessero essere adattate in base alla risposta clinica.

Entrambi i gruppi hanno ricevuto le stesse raccomandazioni di gestione generale: bagni contrastanti (alternanza di acqua calda e fredda per i piedi), esercizi specifici per il piede (stretching del polpaccio, curl delle dita con asciugamano, stretching della fascia plantare) e calzature confortevoli in gomma microcellulare.

Risultati

Il risultato primario era la variazione dell’intensità del dolore rispetto al baseline, misurata tramite scala analogica visiva (VAS) a 100 mm. Il risultato secondario era la variazione della funzione dell’arto inferiore, valutata con la Lower Extremity Functional Scale (LEFS), uno strumento validato composto da 20 item con punteggio massimo di 80 punti.

Le valutazioni sono state effettuate al baseline, a 3 mesi e a 6 mesi. L’analisi è stata condotta secondo il principio intention-to-treat, utilizzando un modello a effetti misti per misure ripetute, con interazione gruppo × tempo come effetto fisso principale. La significatività statistica è stata fissata a p<0,05.

Delle 211 persone valutate per l’eleggibilità, 128 sono state arruolate e randomizzate. Durante il follow-up, 11 partecipanti hanno abbandonato lo studio (4 nel gruppo IH, 7 nel gruppo placebo), ma tutti i soggetti randomizzati sono stati inclusi nell’analisi finale.

Le caratteristiche basali dei due gruppi erano comparabili per età (media ~49 anni), genere (prevalenza maschile ~57%), BMI, residenza, status socioeconomico e durata del sintomo (media ~33 mesi).

Dolore (VAS): L’analisi ha rivelato un’interazione gruppo × tempo statisticamente significativa (F=35,12; p<0,001). A 6 mesi, il gruppo IH ha mostrato una riduzione del dolore significativamente maggiore rispetto al placebo (differenza media aggiustata: -33,28; IC 95%: -44,3 a -22,2; p<0,001). Questa differenza supera ampiamente la MCID di 8,5 mm, indicando rilevanza clinica.

Funzione (LEFS): Anche per la LEFS è stata osservata un’interazione significativa (F=33,87; p<0,001). A 6 mesi, il gruppo IH ha riportato un miglioramento funzionale superiore (differenza media: +13,78; IC 95%: 9,1–18,4; p<0,001), superando la soglia MCID di 9 punti.

Sicurezza: Non sono stati segnalati eventi avversi gravi. Gli effetti avversi lievi-moderati riportati (gonfiore addominale, sintomi simil-influenzali, raucedine, diarrea) sono stati comparabili tra i due gruppi e improbabili correlati all’intervento.

Rimedi prescritti più frequentemente: Nel gruppo IH, i medicinali più indicati sono stati Pulsatilla nigricans (9,4%), Calcarea carbonica (7,8%) e Sulphur (7,8%), riflettendo quadri sintomatici ricorrenti pur nel rispetto dell’approccio individualizzato.

Discussione

Questo studio rappresenta il primo trial in doppio cieco specificamente disegnato per valutare l’efficacia dell’omeopatia individualizzata nello sperone calcaneare. I risultati dimostrano miglioramenti statisticamente e clinicamente significativi sia nel dolore che nella funzione a favore del trattamento omeopatico, con un profilo di sicurezza favorevole.

La robustezza metodologica—randomizzazione, mascheramento, analisi ITT, utilizzo di outcome validati—rafforza la validità interna dei risultati, tuttavia con dei limiti.

Il confronto con la letteratura esistente evidenzia come studi precedenti sull’omeopatia per la fascite plantare abbiano prodotto risultati eterogenei, spesso limitati da campioni piccoli, mancanza di individualizzazione o follow-up brevi.

Questo studio, con un campione adeguatamente dimensionato e un disegno rigoroso, contribuisce quindi a consolidare le evidenze a supporto dell’omeopatia in questo contesto clinico.

Conclusioni

I medicinali omeopatici individualizzati hanno dimostrato superiorità rispetto al placebo nel ridurre il dolore e migliorare la funzione in pazienti con sperone calcaneare e fascite plantare, con un eccellente profilo di tollerabilità.

Sebbene questi risultati siano promettenti, studi futuri multicentrici, con campioni più ampi e follow-up prolungati, sono necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine.

Nel frattempo, l’omeopatia individualizzata può essere considerata un’opzione terapeutica complementare o alternativa per pazienti con dolore cronico al tallone, specialmente per coloro che non rispondono ai trattamenti convenzionali o desiderano ridurre l’esposizione a farmaci con potenziali effetti avversi.

Pratima Pramanik et al.(2026) Efficacy of Individualized Homeopathic Medicines in Managing Pain of Calcaneal Spur: A Double-Blind, Randomized, Placebo-Controlled Clinical Trial

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