Cibo casalingo VS Covid: reazioni alimentari alla pandemia.

Durante un periodo molto complesso e confuso in cui i servizi sanitari pubblici mondiali sono stati completamente sopraffatti e in alcuni casi addirittura crollati, in molte zone si è vista una risposta alimentare domestica all’emergenza sanitaria. Questa è stata la quintessenza per costruire la resilienza fisica, mentale e sociale e per migliorare salute individuale e comunitaria.

In questo editoriale vengono discussi i risultati di un sondaggio preliminare a risposta rapida durante la prima fase della pandemia tra i contatti sociali e comunitari in cinque metropoli pesantemente colpite dalla crisi sanitaria del COVID-19 (Wuhan, Milano, Madrid, New York e Rio de Janeiro ), e in dodici aree rurali o paesi inizialmente meno colpiti dalla pandemia (Appalachia, Giamaica, Bolivia, Romania, Bielorussia, Lituania, Polonia, Georgia, Turchia, Pakistan, Cambogia e Sud Africa).

Si è potuto notare come le persone si siano affidate principalmente a tè e spezie (“cibo-medicinali”) e ad alcune piante, rese popolari dai media, usate a livello internazionale. Sembra ci sia stato un revival dei rimedi fatti in casa a base vegetale che si usavano comunemente per curare l’influenza e altri sintomi respiratori o semplicemente un maggior utilizzo di cibi sani. Il cambiamento più notevole in molte aree è stato l‘aumento del consumo di zenzero e aglio, seguito da cipolla, curcuma e limone.

Le riflessioni di questo editoriale vogliono richiamare l’attenzione sull’importanza della ricerca di etnobiologia, etnomedicina ed etnogastronomia nelle strategie di assistenza sanitaria domestica per migliorare la salute della comunità.

La questione dei “medicinali commestibili”


In molte culture, le bevande e gli alimenti a base vegetale fatti in casa rappresentano una parte cruciale del patrimonio medico popolare su cui le comunità fanno affidamento per il trattamento di malattie minori, infettive e croniche. Rimedi tradizionali le cui pratiche sono spesso trasmesse verbalmente. Inoltre, Nina Etkin ha introdotto il concetto pionieristico di “medicinali commestibili” per descrivere quegli alimenti domestici che vengono utilizzati per migliorare la salute generale dei membri della comunità, cioè preparati che aderiscono all’estetica del gusto, dell’aspetto e dell’olfatto (producendo così piacere) ma allo stesso tempo funzionano come rimedi. Nonostante un enorme interesse per i rimedi popolari da parte dell’etnofarmacologia mancano ancora solide valutazioni sui medicinali commestibili nelle comunità locali, poiché la ricerca farmacologica è stata principalmente diretta ai rimedi vegetali tradizionalmente prescritti o raccomandati dai guaritori e altri professionisti della medicina alternativa.

L’intervento sanitario attraverso cibi fatti in casa propria è una questione cruciale per la salute pubblica, poiché essi rappresentano i rimedi sanitari primari su cui le comunità fanno affidamento in tempi di crisi.
L’editoriale che qui riportiamo ha l’obiettivo di (1) documentare popolari medicinali vegetali alimentari (cibi e bevande curativi fatti in casa, a base vegetale) e (2) valutare in modo impressionistico i cambiamenti nel loro consumo o assunzione, durante la pandemia COVID-19.

Un sondaggio preliminare


Durante la prima fase della pandemia (dicembre 2019-agosto 2020), gli autori hanno utilizzato un’indagine preliminare a risposta rapida e l’osservazione dei partecipanti, conducendo almeno 10 interviste (principalmente tramite indagini a distanza e online). Lo studio è stato portato avanti nelle cinque grandi aree urbane (metropolitane) che sono state pesantemente colpite durante la prima fase della crisi sanitaria COVID-19 (Wuhan, Milano, Madrid, New York e Rio de Janeiro) e nelle dodici aree rurali o altri paesi inizialmente meno colpiti dalla pandemia (Appalachia, Giamaica, Bolivia, Romania, Bielorussia, Lituania, Polonia, Georgia, Turchia, Pakistan, Cambogia e Sud Africa).

Ai partecipanti dello studio è stato chiesto di descrivere (1) cibi e bevande vegetali fatti in casa che avevano usato durante COVID-19, per prevenire infezioni e / o per trattare i sintomi, e (2) cambiamenti nel consumo di alimenti vegetali specifici in risposta a COVID- 19.


Riportiamo qui di seguito la parte dello studio che si è interessata di Milano, dove viene riassunta brevemente la risposta della comunità italiana al COVID-19 con cibi, bevande e tè vegetali fatti in casa:

Milano, Italia
Durante il blocco, si è notato un consumo regolare di alimenti associati a effetti benefici percepiti, come frutta e verdura, riso integrale, farro (Triticum spelta L.), legumi e spezie (tra cui cannella e zenzero), canapa, olio extravergine d’oliva e latte di mandorla. Allo stesso tempo, c’è stato un aumento dei consumi di frutta fresca (soprattutto agrumi e fragole) , verdura (broccoli, verdure a foglia (es. Spinacia oleracea L.), cipolle e peperoni) e tisane calde. Inoltre, sono stati introdotti nella dieta alcuni super alimenti come la spirulina (Arthrospira platensis Gomont), il miele di Manuka, il tè matcha (Camellia sinensis) e l‘echinacea (Echinacea sp.) in particolare tra i membri più giovani della comunità. Sembra che i cambiamenti nelle abitudini di consumo alimentare adottati per affrontare la pandemia si siano basati principalmente sui suggerimenti offerti da professionisti (es. Farmacisti, erboristi, assistenti sociali del servizio sanitario pubblico) e anche da informazioni disponibili sul web o ricevute tramite WhatsApp .

Prospettive future

I casi studio presi in considerazione evidenziano i seguenti importanti risultati:

  • I tè domestici a base vegetale, altre bevande e cibi “del passato” (conosciuti come medicine popolari o tradizionali) rappresentano la risposta sanitaria iniziale della comunità in tempi di incertezza e quando i servizi sanitari pubblici sono sotto pressione;
  • Il consumo di alcuni cibi vegetali (in particolare aglio e zenzero, ma anche cipolla, limone e curcuma) è notevolmente aumentato in risposta al COVID-19;
  • Alcuni rimedi fatti in casa sono stati resi popolari tramite Internet e i social media, in particolare (ma non esclusivamente) tra i membri più giovani della comunità. Pertanto, questi percorsi di diffusione delle informazioni e fonti di condivisione di idee a livello di comunità, meritano ulteriori studi come piattaforma per la trasmissione mirata di informazioni a sostegno della salute della comunità;
  • Le risposte comportamentali sulla salute come queste sono rilevanti, non solo perché coinvolgono “sostanze fitochimiche” bioattive, ma, soprattutto, perché promuovono la coesione sociale, l’agire e la resilienza, o un senso di appartenenza, con un impatto positivo sul benessere mentale e sociale , che è una parte cruciale della salute secondo la definizione dell’OMS;
  • Al fine di mantenere la resilienza in tempi di crisi, le comunità devono essere adeguatamente informate dalle agenzie governative, dai loro portavoce pubblici e dai media, che dovrebbero collaborare strettamente con la comunità scientifica per comunicare nuove informazioni su questi medicinali alimentari in modo chiaro e basato sull’evidenza.

Conclusione

Questo documento prospettico sottolinea che i farmaci alimentari sono uno strumento essenziale per le comunità per mantenere il loro benessere durante periodi difficili. E’ auspicabile che si dedichi maggiore attenzione allo studio di questi alimenti utilizzati nei sistemi sanitari della comunità ( oltre a comprendere le loro presunte attività biologiche), in particolare per la progettazione di strategie sanitarie appropriate e per aumentare la diffusione consapevole.

Affinché i rimedi casalinghi siano mantenuti e persino promossi all’interno delle comunità, devono essere presenti determinate condizioni, tra cui la sperimentazione personale, la percezione soggettiva dell’efficacia di un rimedio, l’identificazione culturale o l’adesione alle ideologie (ad esempio movimenti naturali e sani) e la fiducia. La fiducia è una componente essenziale per la promozione della conoscenza delle piante medicinali e dei cibi sani, che può essere instillata con l’approvazione di celebrità, influencer dei social media o provenire da altre fonti di informazione. Anche se le vie tradizionali di trasmissione rimangono rilevanti, altri percorsi, in particolare i nuovi media (TV, Internet, social network, WhatsApp), stanno rapidamente diventando fonti di conoscenza sempre più importanti. L’affidabilità e l’accuratezza scientifica di queste nuove fonti sarà un aspetto cruciale da affrontare in futuro, non solo durante una grave crisi sanitaria, ma anche per la salute minore, infettiva e cronica.

Per lo studio completo clicca qui

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